Canapa: alternativa reale?

La coltivazione del grano, una delle prime piante domesticate dall’uomo nella storia, è in crisi già da tempo. La quotazione dei prodotti agricoli, secondo i dati Coldiretti, dipende sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più da movimenti finanziari e da strategie speculative sovranazionali. Il risultato è che oggi il grano duro per la pasta viene pagato anche 18 centesimi al chilo mentre quello tenero per il pane è sceso addirittura ai 16 centesimi, valori quindi, ben al di sotto dei costi di produzione. Se è dunque possibile dichiarare a rischio il futuro del granaio Italia, principale produttore europeo del cereale, un dato ancor più significativo è che 5 milioni di tonnellate (circa metà della produzione nazionale) si concentrano nell’Italia meridionale, soprattutto in Sicilia e Puglia. Fortunatamente con il fenomeno “globalizzazione” non circolano liberamente soltanto speculazioni ma anche idee innovative, che magari tempo addietro sarebbero state tacciate, a dir poco, di “bizzarro esotismo”. Basti guardare, in provincia di Catania, all’esempio del comune di Grammichele, dove è stato recentemente realizzato un campo sperimentale per la coltivazione della canapa industriale. «L’obiettivo è quello di far capire al contadino che può esserci una reale alternativa alle colture tradizionali»ha dichiarato l’assessore comunale all’ambiente e territorio Giovanni Lamagna. Sul tema della cannabis si è pronunciato anche Paolo Guarnaccia, docente del dipartimento di Agricoltura e Alimentazione dell’Università di Catania: «È una coltura che potrebbe aprire diverse filiere, da quella alimentare a quella dell’estrazione di principi attivi utili per gli aspetti farmaceutici e anche, poi, per la bioedilizia».Dalla coltivazione della pianta si ottengono, infatti, vari prodotti: principalmente dal seme si estrae l’olio di canapa, e dagli scarti della spremitura si ottiene invece la farina, con tutti i suoi derivati, dal pane alla pasta, alla birra. Il processo di lavorazione del raccolto si svolge sempre nell’area del calatino. A Caltagirone, infatti, è stato prodotto il miglior olio di canapa italiano che arriva a costare anche 60 euro al litro ed è ricco di sostanze benefiche per la salute. «Nei primi due anni abbiamo avuto così tante richieste da parte dei nostri clienti che non siamo stati in grado di soddisfarle tutte» dice Giuseppe Sammartino, imprenditore responsabile dell’azienda produttrice caltagironese. I ricavi per chi coltiva canapa vanno da circa 2 euro per un kg di seme, a 10 euro al kg per la farina. Questi aumentano se si considerano le infiorescenze usate per tisane e smartshop, cioè i negozi dove si vende la cannabis light (con un basso contenuto di principio attivo). Le paglie, utili invece per settori industriali più specializzati come la bioedilizia e il tessile, possono anch’esse essere sfruttate vantaggiosamente. In Sicilia però non esistono ancora strutture di prima trasformazione, e, a tale scopo, le amministrazioni locali stanno cercando di ottenere fondi europei per realizzarne una.

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